UN NATALE...FAMOSO!
di
Paola Pellegrini
La giornata sul set era stata molto lunga e faticosa,
per fortuna giocavo in casa, ossia a Los Angeles, la città dove vivevo.
Ero stanco, ma prima di tornare nel monolocale dove
abitavo, dovevo assolutamente passare in lavanderia a fare il bucato oppure nei
giorni seguenti avrei dovuto girare nudo.
Magari alle mie fans la cosa non sarebbe dispiaciuta,
ma io ci tenevo alla mia incolumità.
Nonostante fossi un attore ricco e famoso, non avevo
personale di servizio che sbrigasse per me questo genere di incombenze, per cui
dovevo arrangiarmi da solo.
In fondo ero rimasto lo stesso ragazzo semplice che
anni prima era partito da Londra per tentare la sorte in America.
Quando arrivai alla lavanderia, la trovai quasi vuota.
Quasi vuota, ma non deserta, infatti c'erano un paio
di ragazze che quando mi videro chiesero subito foto e autografo. Fui felice di
accontentarle anche se sapevo che ormai la mia tranquillità poteva dirsi
conclusa.
Infatti nemmeno dieci minuti dopo, fuori dal locale si
era assiepata una discreta folla: fans, curiosi e...gli odiati paparazzi.
Entrai nel panico perchè sapevo bene che quei
maledetti avvoltoi stavano facendo di tutto per scoprire dove abitassi da
quando avevo venduto la maestosa villa in cui avevo convissuto con la mia ex.
Facendo più veloce che potevo, raccattai tutta la mia
roba, ripromettendomi di tornare in un altro momento...avrei dovuto tenere
addosso gli stessi abiti, ma pazienza.
Appena misi piede fuori, si levò un assordante coro
di: "Ed,Ed,Ed" .
In qualche modo riuscii a raggiungere l'auto, misi in
moto imprecando: sapevo che i paparazzi mi avrebbero seguito, però avrei fatto
di tutto per riuscire a seminarli.
Guardai nello specchietto retrovisore per accertarmi
se mi fossero davvero alle calcagna e ciò che vidi mi fece saltare il cuore in
gola ed accapponare la pelle.
Una ragazzina si era gettata davanti alla macchina dei
cacciatori di scoop e loro l'avevano urtata facendola cadere, era a terra e si
stringeva una gamba.
Feci una brusca inversione ad U (come automobilista
facevo schifo ed ironia della sorte nel film che stavo girando interpretavo
un'autista) e tornai indietro.
Mi fermai con un gran stridore di freni e scesi di
corsa.
-Siete impazziti! Avete così tanta voglia di braccarmi
come fossi un animale da arrivare ad investire una ragazzina? Sparite
immediatamente se non volete guai, grossi guai- urlo ai due reporter che hanno
la decenza di abbassare la testa, salire in macchina ed andarsene.
Mi chino sulla ragazza preoccupato e le chiedo:
-Ti sei fatta male? Vuoi che ti porti all'ospedale?-
Mi guarda con gli occhioni color cioccolato spalancati
ed impauriti
-No no, ti prego all'ospedale no- dice.
-Ok va bene, ma sei sicura di non esserti fatta troppo
male?-
-No è solo una botta tranquillo-
-Allora ti accompagno a casa.-
-No no davvero, non importa- sembrava quasi
spaventata.
-Insisto- le dissi perentorio.
Per tutta risposta nei suoi occhi spuntarono grossi
lacrimoni.
-Ehi piccola, che succede?-le chiesi addolcendo il
tono
-Io non ce l'ho una casa!-
Solo allora mi accorsi del suo aspetto
trasandato, vestiti laceri e sporchi.
-Senti facciamo così: sali in macchina e mi
dici dove devo portari, ok?- lo chiesi con un sorriso per non farla agitare
ulteriormente.
Annuì e mi seguì in silenzio fino alla
vettura.
Durante il tragitto che mi aveva indicato
la vidi arrossire spesso mentre mi guardava
ed alla fine le chiesi che cosa c'era.
-Sei ancora più bello dal vivo che nei
film, Edward Cullen- disse a voce così bassa che faticai a sentirla.
Risi di gusto a questa sua affermazione.
-Ti ringrazio...-
-Isabella, mi chiamo Isabella, ma
preferisco essere chiamata Bella.-
-Così tu sai chi sono...come...voglio dire
se non hai una casa...- mi interruppi non sapendo bene come continuare.
-Se ti conosco il merito è di Lauren, lei è
la proprietaria di un piccolo cinema qui in zona e piuttosto che perdere un tuo
film, rinuncia a proiettare i grandi filmoni che fanno tanto pubblico. Lei è
una tua grandissima fan e sa tutto di te. Parla di te talmente tanto che ha
contagiato anche i miei amici e me- concluse in un soffio.
Mi fece segno di accostare di fronte ad un
vecchio magazzino fatiscente, chiaramente abbandonato e quando aveva già una
mano sulla maniglia, pronta a scendere disse:
-L' ho fatto di proposito...buttarmi
davanti all'auto di quelli intendo, io non volevo che ti seguissero e ti
tormentassero, ho pensato che così avrebbero dovuto per forza fermarsi.-
Non aveva quasi finito di parlare che era
già scesa come un fulmine, sparendo all'interno dell'edificio.
Scesi anche io e la rincorsi. Appena la
raggiunsi la fermai prendendole un braccio e facendola voltare verso di me.
-Ma che cosa ti è passato per la testa?
Potevi farti male sul serio- la sgridai.
I suoi occhi si riempiro di lacrime
all'istante e cominciò a singhiozzare, tirando su con il naso.
- Tu sei il mio attore preferito e... e...
sei una delle poche cose belle che ho, vedere i tuoi film mi rende felice e per
qualche ora non penso a tutto lo schifo che è la mia vita...così io volevo fare
una cosa per te, aiutarti...-
Sentii il cuore stringersi in una morsa e
l'abbracciai stratta per consolarla.
Appena si fu calmata mi prese per mano e ci
addentrammo verso il fondo dello stabile.
Stupito misi a fuoco un grande stanzone
dove c'erano una decina circa di ragazzini.
Tutti erano intenti a fare qualcosa.
C'erano vecchi scatoloni, materassi sgangherati ed un paio di alti bidoni di
latta che fungevano da stufe.
-Io vivo qui e questa è la mia famiglia-
disse alzando la testa e guradandomi con fierezza.
I ragazzi tralasciarono le loro occupazioni
e si bloccarono stupiti a guardarmi con la bocca aperta.
Isabella raccontò loro in breve quanto era
successo e a me raccontò della passione di tutti loro per me. Di come questa
signora Lauren li lasciasse entrare nel suo piccolo cinema a scaldarsi nelle
sere particolarmente fredde o quando qualcuno di loro era ammalato e di come
lei li avesse contagiati con la sua passione.
Tutti insieme in un accavallarsi confuso di
voci, vollero raccontarmi le loro storie. Ognuna di esse molto triste. Erano
storie che narravano di povertà, abusi, morte.
Si fidarono di me e mi dissero di essere
scappati chi da casa, chi da vari istituti e di come si fossero uniti per
aiutarsi e superare insieme le difficoltà che erano davvero molte nelle loro
condizioni.
Li ascoltai senza fiatare, sconvolto. Avevo
come l'impressione di riemergere dopo un giro di centrifuga in lavatrice, tanto
mi sentivo squassato dentro.
Promisi di tornare a trovarli e di
mantenere il segreto almeno per il momento.
Una volta nel mio appartamento, non feci
che pensare a quei ragazzi e decisi di agire. Essere famosi aveva anche dei
vantaggi: potevo vantare molte conoscenze che non mi avrebbero negato un
favore.
Con l'aiuto dei miei managers Rosalie e
Jasper Hale organizzai una grande festa per la Vigilia di Natale e contattai la
dirigente di un'istituto a cui spesso avevo fatto beneficenza che sapeva come
muoversi in questo campo.
Il giorno dopo tornai al magazzino e
spiegai ai ragazzi che essendo adulto, ora che conoscevo la loro situazione non
potevo lasciare che continuassero a vivere in quel modo, erano minorenni, ma
promisi che la sistemazione che avevo trovato loro sarebbe stata magnifica,
nulla a che vedere con gli infidi istituti dai quali molti di loro provenivano.
All'inizio non la presero bene e si sentirono un po' traditi, ma poi capirono
che agivo per il meglio e in questo aiutò forse anche il sapere della bella
festa che avevo organizzato per loro.
La sera della Vigilia il salone che avevo
affittato era ricco di addobbi.
Il posto d'onore l'aveva un grande abete
alto fino al soffitto, sotto al quale misi regali per tutti i miei protetti.
Avevo anche ingaggiato un servizio di
catering che si occupò di preparare una grande quantità di leccornie.
Alla musica avrei pensato personalmente
insieme ad alcuni amici: Rob, Bobby, Marcus e Sam.
Ci divertimmo tutti un sacco ed io ebbi
l'immenso dono di sapere che alla fine della festa i miei nuovi amici sarebbero
stati accolti in un posto sicuro, dove ci sarebbe stato chi si sarebbe preso
cura di tutti loro egregiamente.
Per una volta, solo una, lo feci: allo
scoccare della mezzanotte, quando arrivò Natale, levai il mio calice e
sottovoce mormorai... GRAZIE PAPARAZZI!

Oddiooooooo.........ma che figaaaaaaaaaaaa!!!!!
RispondiEliminaNon puoi capire che risate mi sono fatta all'inizio......Ahahahahah lui nudo come nei nostri discorsi......
Poi la storia ha preso un percorso diverso, triste e dolcissimo con un bellissimo finale!!!!
Grazie mille per averci regalato questa storia!!!
Un Bacio
JB
Bellissima, ma non avevo molti dubbi.
RispondiEliminaUna storia originale, dove i protagonisti non finiscono insieme (non si può mai sapere cosa succederà quando Bella sarà adulta), dove i buoni sentimenti la fanno da padrona e la battuta finale è stata troppo forte.
Brava come sempre.