sabato 3 gennaio 2015

" Un Natale... famoso! " by Paola Pellegrini




UN NATALE...FAMOSO!
di
Paola Pellegrini


La giornata sul set era stata molto lunga e faticosa, per fortuna giocavo in casa, ossia a Los Angeles, la città dove vivevo.
Ero stanco, ma prima di tornare nel monolocale dove abitavo, dovevo assolutamente passare in lavanderia a fare il bucato oppure nei giorni seguenti avrei dovuto girare nudo.
Magari alle mie fans la cosa non sarebbe dispiaciuta, ma io ci tenevo alla mia incolumità.
Nonostante fossi un attore ricco e famoso, non avevo personale di servizio che sbrigasse per me questo genere di incombenze, per cui dovevo arrangiarmi da solo.
In fondo ero rimasto lo stesso ragazzo semplice che anni prima era partito da Londra per tentare la sorte in America.
Quando arrivai alla lavanderia, la trovai quasi vuota.
Quasi vuota, ma non deserta, infatti c'erano un paio di ragazze che quando mi videro chiesero subito foto e autografo. Fui felice di accontentarle anche se sapevo che ormai la mia tranquillità poteva dirsi conclusa.
Infatti nemmeno dieci minuti dopo, fuori dal locale si era assiepata una discreta folla: fans, curiosi e...gli odiati paparazzi.
Entrai nel panico perchè sapevo bene che quei maledetti avvoltoi stavano facendo di tutto per scoprire dove abitassi da quando avevo venduto la maestosa villa in cui avevo convissuto con la mia ex.
Facendo più veloce che potevo, raccattai tutta la mia roba, ripromettendomi di tornare in un altro momento...avrei dovuto tenere addosso gli stessi abiti, ma pazienza.
Appena misi piede fuori, si levò un assordante coro di: "Ed,Ed,Ed" .
In qualche modo riuscii a raggiungere l'auto, misi in moto imprecando: sapevo che i paparazzi mi avrebbero seguito, però avrei fatto di tutto per riuscire a seminarli.
Guardai nello specchietto retrovisore per accertarmi se mi fossero davvero alle calcagna e ciò che vidi mi fece saltare il cuore in gola ed accapponare la pelle.
Una ragazzina si era gettata davanti alla macchina dei cacciatori di scoop e loro l'avevano urtata facendola cadere, era a terra e si stringeva una gamba.
Feci una brusca inversione ad U (come automobilista facevo schifo ed ironia della sorte nel film che stavo girando interpretavo un'autista) e tornai indietro.
Mi fermai con un gran stridore di freni e scesi di corsa.
-Siete impazziti! Avete così tanta voglia di braccarmi come fossi un animale da arrivare ad investire una ragazzina? Sparite immediatamente se non volete guai, grossi guai- urlo ai due reporter che hanno la decenza di abbassare la testa, salire in macchina ed andarsene.
Mi chino sulla ragazza preoccupato e le chiedo:
-Ti sei fatta male? Vuoi che ti porti all'ospedale?-
Mi guarda con gli occhioni color cioccolato spalancati ed impauriti
-No no, ti prego all'ospedale no- dice.
-Ok va bene, ma sei sicura di non esserti fatta troppo male?-
-No è solo una botta tranquillo-
-Allora ti accompagno a casa.-
-No no davvero, non importa- sembrava quasi spaventata.
-Insisto- le dissi perentorio.
Per tutta risposta nei suoi occhi spuntarono grossi lacrimoni.
-Ehi piccola, che succede?-le chiesi addolcendo il tono
-Io non ce l'ho una casa!-
Solo allora mi accorsi del suo aspetto trasandato, vestiti laceri e sporchi.
-Senti facciamo così: sali in macchina e mi dici dove devo portari, ok?- lo chiesi con un sorriso per non farla agitare ulteriormente.
Annuì e mi seguì in silenzio fino alla vettura.
Durante il tragitto che mi aveva indicato la vidi arrossire spesso mentre mi guardava
ed alla fine le chiesi che cosa c'era.
-Sei ancora più bello dal vivo che nei film, Edward Cullen- disse a voce così bassa che faticai a sentirla.
Risi di gusto a questa sua affermazione.
-Ti ringrazio...-
-Isabella, mi chiamo Isabella, ma preferisco essere chiamata Bella.-
-Così tu sai chi sono...come...voglio dire se non hai una casa...- mi interruppi non sapendo bene come continuare.
-Se ti conosco il merito è di Lauren, lei è la proprietaria di un piccolo cinema qui in zona e piuttosto che perdere un tuo film, rinuncia a proiettare i grandi filmoni che fanno tanto pubblico. Lei è una tua grandissima fan e sa tutto di te. Parla di te talmente tanto che ha contagiato anche i miei amici e me- concluse in un soffio.
Mi fece segno di accostare di fronte ad un vecchio magazzino fatiscente, chiaramente abbandonato e quando aveva già una mano sulla maniglia, pronta a scendere disse:
-L' ho fatto di proposito...buttarmi davanti all'auto di quelli intendo, io non volevo che ti seguissero e ti tormentassero, ho pensato che così avrebbero dovuto per forza fermarsi.-
Non aveva quasi finito di parlare che era già scesa come un fulmine, sparendo all'interno dell'edificio.
Scesi anche io e la rincorsi. Appena la raggiunsi la fermai prendendole un braccio e facendola voltare verso di me.
-Ma che cosa ti è passato per la testa? Potevi farti male sul serio- la sgridai.
I suoi occhi si riempiro di lacrime all'istante e cominciò a singhiozzare, tirando su con il naso.
- Tu sei il mio attore preferito e... e... sei una delle poche cose belle che ho, vedere i tuoi film mi rende felice e per qualche ora non penso a tutto lo schifo che è la mia vita...così io volevo fare una cosa per te, aiutarti...-
Sentii il cuore stringersi in una morsa e l'abbracciai stratta per consolarla.
Appena si fu calmata mi prese per mano e ci addentrammo verso il fondo dello stabile.
Stupito misi a fuoco un grande stanzone dove c'erano una decina circa di ragazzini.
Tutti erano intenti a fare qualcosa. C'erano vecchi scatoloni, materassi sgangherati ed un paio di alti bidoni di latta che fungevano da stufe.
-Io vivo qui e questa è la mia famiglia- disse alzando la testa e guradandomi con fierezza.
I ragazzi tralasciarono le loro occupazioni e si bloccarono stupiti a guardarmi con la bocca aperta.
Isabella raccontò loro in breve quanto era successo e a me raccontò della passione di tutti loro per me. Di come questa signora Lauren li lasciasse entrare nel suo piccolo cinema a scaldarsi nelle sere particolarmente fredde o quando qualcuno di loro era ammalato e di come lei li avesse contagiati con la sua passione.
Tutti insieme in un accavallarsi confuso di voci, vollero raccontarmi le loro storie. Ognuna di esse molto triste. Erano storie che narravano di povertà, abusi, morte.
Si fidarono di me e mi dissero di essere scappati chi da casa, chi da vari istituti e di come si fossero uniti per aiutarsi e superare insieme le difficoltà che erano davvero molte nelle loro condizioni.
Li ascoltai senza fiatare, sconvolto. Avevo come l'impressione di riemergere dopo un giro di centrifuga in lavatrice, tanto mi sentivo squassato dentro.
Promisi di tornare a trovarli e di mantenere il segreto almeno per il momento.
Una volta nel mio appartamento, non feci che pensare a quei ragazzi e decisi di agire. Essere famosi aveva anche dei vantaggi: potevo vantare molte conoscenze che non mi avrebbero negato un favore.
Con l'aiuto dei miei managers Rosalie e Jasper Hale organizzai una grande festa per la Vigilia di Natale e contattai la dirigente di un'istituto a cui spesso avevo fatto beneficenza che sapeva come muoversi in questo campo.
Il giorno dopo tornai al magazzino e spiegai ai ragazzi che essendo adulto, ora che conoscevo la loro situazione non potevo lasciare che continuassero a vivere in quel modo, erano minorenni, ma promisi che la sistemazione che avevo trovato loro sarebbe stata magnifica, nulla a che vedere con gli infidi istituti dai quali molti di loro provenivano. All'inizio non la presero bene e si sentirono un po' traditi, ma poi capirono che agivo per il meglio e in questo aiutò forse anche il sapere della bella festa che avevo organizzato per loro.
La sera della Vigilia il salone che avevo affittato era ricco di addobbi.
Il posto d'onore l'aveva un grande abete alto fino al soffitto, sotto al quale misi regali per tutti i miei protetti.
Avevo anche ingaggiato un servizio di catering che si occupò di preparare una grande quantità di leccornie.
Alla musica avrei pensato personalmente insieme ad alcuni amici: Rob, Bobby, Marcus e Sam.
Ci divertimmo tutti un sacco ed io ebbi l'immenso dono di sapere che alla fine della festa i miei nuovi amici sarebbero stati accolti in un posto sicuro, dove ci sarebbe stato chi si sarebbe preso cura di tutti loro egregiamente.

Per una volta, solo una, lo feci: allo scoccare della mezzanotte, quando arrivò Natale, levai il mio calice e sottovoce mormorai... GRAZIE PAPARAZZI!

2 commenti:

  1. Oddiooooooo.........ma che figaaaaaaaaaaaa!!!!!
    Non puoi capire che risate mi sono fatta all'inizio......Ahahahahah lui nudo come nei nostri discorsi......
    Poi la storia ha preso un percorso diverso, triste e dolcissimo con un bellissimo finale!!!!
    Grazie mille per averci regalato questa storia!!!
    Un Bacio

    JB

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  2. Bellissima, ma non avevo molti dubbi.
    Una storia originale, dove i protagonisti non finiscono insieme (non si può mai sapere cosa succederà quando Bella sarà adulta), dove i buoni sentimenti la fanno da padrona e la battuta finale è stata troppo forte.
    Brava come sempre.

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